Antico Podere Tota Virginia Antico Podere Tota Virginia Antico Podere Tota Virginia Antico Podere Tota Virginia
Antico Podere TOTA VIRGINIA
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Tota Virginia

Virginia Ferrero nacque a Torino il 15 giugno del 1865 da Giacomo Ferrero e Teresa Gabutti, entrambi originari di Serralunga d’Alba. Era, quella dei Ferrero, una famiglia abbastanza agiata che, pur vivendo a Torino, trovava il modo di seguire quel po’ di terra e di vigneti nel paese d’origine.

Non è quindi difficile immaginare come fossero importanti per Virginia Ferrero quelle prime vendemmie e la successiva produzione del vino. Di lei non si possiede molta documentazione scritta: la stessa storia del vino Barolo è tutta da scrivere e nessuno ha pensato bene di raccogliere testimonianze di quel periodo storico. Una cosa perà è certa: tra la gente della zona del Barolo, tra i vecchi contadini di Serralunga, tra le famiglie dei barolisti il ricordo di Virginia Ferrero, di Tota Virginia, è ben fermo e presente.



Un manager d’altri tempi

È un ricordo carico d’ammirazione e di rispetto per una donna a cui mancavano solo i pantaloni, non di certo il coraggio e la determinazione. Era una manager d’altri tempi, un esempio d’emancipazione femminile in un settore, quello del vino, fortemente caratterizzato da figure maschili. Già sul finire dell’Ottocento la troviamo in pianta stabile a Serralunga per seguire direttamente la produzione del vino, in questo per nulla aiutata dal fratello Francesco, detto Cichin, spirito creativo e amante del buon vivere, l’esatto opposto della volitiva e gran lavoratrice Virginia.

Rimasto vedovo il fratello, Tota Virginia accoglie nella sua casa i cinque nipotini garantendo loro non solo il sostentamento ma un’adeguata educazione scolastica e un’infanzia agiata, se confrontata con i miseri livelli di vita dei contadini langaroli nei primi anni del secolo. Queste possibilità derivavano dalla capacità di Virginia di incrementare la produzione e la commercializzazione del suo vino. Fu una continua espansione, non solo dal punto di vista patrimoniale, ma anche dei volumi produttivi. Anno dopo anno, Tota Virginia venne a possedere diversi fabbricati agricoli e oltre 40 giornate piemontesi di vigneti; nello stesso tempo la sua cantina acquisiva uve dai vignaioli della zona fino a produrre quasi 6000 brente di vino, l’equivalente di circa 3000 ettolitri.

La lunga fila di carri carichi d’uve, che nel periodo vendemmiale si snodavano dinanzi alla Cantina Ferrero, è un ricordo ancora vivo nella memoria degli anziani del paese. Sulla porta della Cantina, in frazione Baudana davanti alla chiesetta di San Rocco, Tota Virginia commentava le uve d’ogni conferitore, un vero e proprio esame. Sì, proprio così, portare le uve a Tota Virginia era come andare ad un esame e la sera prima, nelle aie, sotto i porticati, si faceva la ripulitura grappolo per grappolo per non dover subire pubblici rimbrotti.



La produzione del vino

La produzione era ampia e differenziata. Si passava dal Barolo al Barbera, dal Dolcetto alla Bonarda, dalla Favorita al Brachetto e, pur essendo in quel periodo maggiormente venduta in damigiane o fusti, si caratterizzava già per un buon listino di prodotti imbottigliati.

Dagli anni Venti agli anni Quaranta l’azienda di Virginia Ferrero conosce il massimo della sua espansione, e la Tota, malgrado l’età, mantiene un cipiglio di tutto rispetto. Finanziariamente ha una notevole solidità, se è vero – come si dice – che vorrebbe acquisire la Fontanafredda dopo il fallimento. Cura personalmente i rapporti con la clientela e spesso con il suo calesse si avventura in viaggi in Svizzera, oltrepassando le Alpi con le strade di quei tempi, nella più vicina Francia, nei ristoranti di Nizza e Montecarlo, a Genova, Torino e Milano.

Del resto, a lei non mancava la capacità di facilitare i rapporti umani, essendo dotata di un’intraprendenza cordiale e di una grande carica comunicativa. Gli albesi poi la conoscevano bene: la vedevano arrivare, sempre con il suo calessino, il sabato, giorno di mercato; due chiacchere con i viticoltori in piazza Savona, una visita alla banca dove depositava un bel mazzo di banconote sino a quel momento custodite sul seno, e – per finire – a pranzo all’Hotel Savona, sempre a discutere d’affari con gli altri produttori amici.

Ai Baudana seguiva direttamente le operazioni di cantina, evadeva la corrispondenza, teneva la contabilità e trovava pure il tempo di chiedere informazioni su questo e su quello a tutti coloro che passavano davanti alla cantina. Sosteneva, infatti, che la furbizia necessita della curiosità e lei possedeva sia l’una che l’altra; era un vero bollettino langarolo aggiornato su tutti i movimenti di proprietà, sui prezzi, sui problemi tecnico-agricoli, finanche sulle vicende familiari.


Antico Podere Tota Virginia

Loc. Baudana 69 - Serralunga d'Alba (Cn) Italy
Tel. +39 0173 613026 - Fax +39 0173 613835
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